LABORATORI

Non ho mai seguito percorsi tradizionali, sono sempre stato un po’ sul confine, ho sempre fatto parte di una minoranza, tutte le esperienze di vita che ho avuto sono sempre state esperienze estreme. Da questo nasce il mio modo di vivere il teatro. Per me, un attore è un corpo che esplode in scena.

Il lavoro sul corpo è fondamentale, è il primo linguaggio.  La lingua, l’organo muscolare che usiamo per parlare, fa parte del nostro corpo, è attaccato ad un sacco di altra roba, non si può pensare di muovere solo quella. Non si può non essere organici, non si può andare a risparmio in scena.

Il teatro che io amo deve essere vivo, deve porre costantemente delle domande, credo sia qualcosa di necessario soprattutto in questo momento storico. Siamo una società piena di risposte, ma le domande iniziano a scarseggiare, soprattutto le domande intelligenti, le domande precise.

Shakespeare fa dire al poeta Jacques in “Come vi piace”:

 

 

“Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite come le loro entrate, e nella vita ognuno recita molte parti”

 

 

per poi chiudere il cerchio dicendo che:

 

 

“il teatro è lo specchio del mondo.”

 

 

È esattamente così. Il teatro fornisce la possibilità, a chiunque lo frequenti, di specchiarsi per trovare e ascoltare la voce delle proprie urgenze.

È uno spazio in cui tutto ciò che non viene detto, che viene soffocato, emerge in modo prorompente ed erutta in piena vitalità; in cui si riscopre il senso autentico delle cose, la bestialità, il valore unico, la bellezza dei sensi ed in cui si indaga la potenza espressiva del corpo e della lingua.

I laboratori teatrali che conduco hanno proprio questi obiettivi, per fornire ai partecipanti un primo approccio al modo che, negli anni, ho sviluppato per vivere lo spazio teatrale.

Laboratori annuali


 

 

I laboratori annuali hanno, a mio avviso, un grande pregio: la sedimentazione. Hanno una durata, generalmente, di circa otto mesi – praticamente una gestazione intera – durante i quali gli allievi hanno la possibilità di assorbire lentamente e far decantare, di lavorare sul dettaglio, sul particolare; hanno il tempo di lavorare in solitaria, a casa, di ragionare sulle cose che accadono nel gruppo e che ascoltano dalla mia voce in sala.

L’obiettivo principale è quello di spalancare una finestra, di innalzare il livello di conoscenza e di consapevolezza su tutto l’universo teatrale, di far comprendere che il teatro non parla un linguaggio antico, non quotidiano, che non è uno spazio borghese, ma che può essere un contenitore di ricerca espressiva e di utilizzo di linguaggi contemporanei, alternativi e, soprattutto, di grande scoperta.

Lo stimolo e la scoperta sono alla base di ogni lezione, stimolo e scoperta: della consapevolezza del corpo, del movimento, della respirazione, della voce, della gestione emotiva, delle relazioni, del processo di azione-reazione, delle attitudini autoriali di ogni allievo, delle capacità organizzative e gestionali di brevi scene teatrali, dei testi, degli autori, dei contenuti e dei contesti, delle tecniche di base di analisi del testo e del rigore e della grande libertà di tutto il gioco teatrale.

Laboratori intensivi


 

 

Le full immersion teatrali si rivelano sempre una sorta di esperienza allucinogena.

Nei otto/dieci giorni di lavoro sottopongo gli allievi a sei/otto ore di iper-stimolazione sensoriale, emotiva, tecnica e fisica per condurli in una dimensione lontana dalla coscienza ordinaria, per creare un non-spazio ed un non-tempo in cui esistere come unico branco di bestie, bestie nel corpo, nel linguaggio e nelle interazioni.

Parto, sempre, da una mia urgenza specifica e su quella costruisco l’intero percorso: una condizione emotiva, un testo, un autore, una dinamica relazionale, per arrivare, alla fine, alla costruzione di una performance con il materiale lavorato.

L’obiettivo è sempre quello di giungere all’autentico, alla dimensione più spudorata dell’ambito in cui si ricerca,

al valore unico, per mettere in condizioni tutti i partecipanti di deflagrare in scena con la potenza espressiva del proprio corpo e della propria lingua.

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